Montagna Arcobaleno, Perù – giorno 13

Montagna Arcobaleno, Cusco, Perù – 15 settembre 2019

2.45 di domenica mattina (o forse è meglio dire sabato notte?), c’è chi va a letto a quest’ora, reduce dalla festa che si è appena svolta nel bar del nostro ostello, e c’è chi si sveglia per prepararsi a un trekking. Sembra strano anche a me, ma noi facciamo parte della seconda categoria di persone, almeno per questa volta. A giudicare dalle nostre facce non si direbbe, le nostre espressioni disorientate e confuse sono le stesse delle vittime barcollanti e ubriache dei Pisco Sour, anzi forse sono addirittura peggio visto che almeno loro sorridono. Alzarsi dal letto non è facile già di per sé, se poi aggiungiamo il fatto che ieri abbiamo passato la notte in bianco, durante il nostro viaggio tra la Bolivia e il Perù, diventa un’impresa. Aiutati dall’alcool che ha ingerito l’altro ospite in dormitorio con noi e che lo ha reso impassibile, riusciamo a sgattaiolare fuori dalla stanza senza svegliarlo e a raggiungere la reception, dove ci sta aspettando infastidito l’autista del van, esattamente lo stesso modello di quelli che abbiamo utilizzato in Cile. Però, che fantasia. Prendiamo posto e cerchiamo subito di chiudere gli occhi e lasciarci trasportare dalla musica della radio verso il mondo dei sogni. Per quanto mi riguarda, comunque, potrebbe essere già questo: sono in uno stato di dormiveglia talmente profondo che non riesco bene a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, al punto che tutto mi sembra una grande illusione. Siamo veramente qui?

Alle 3 partiamo per la montagna Vinicunca, o dei Sette Colori, o colorata, o arcobaleno. Altro che montagna dai mille colori, questa è la montagna dai mille nomi! Comunque, nonostante questo suo problema di identificazione, negli ultimi anni, grazie ai social e, soprattutto a Instagram come gli influencer, è diventata una delle attrazioni più famose e più visitate di tutto il Perù, al punto da diventare un must per chi si reca a Cusco, quasi al livello di Machu Picchu (no, non sto scherzando). La distanza tra la città e questo rilievo unico nascosto all’interno della cordigliera andina sembra breve, ma ricordatevi che in Perù, così come in Bolivia, non dovete MAI fare affidamento su ciò che appare dalle mappe. Osservare le Ande, riprese dall’alto, con Google Maps è una cosa, attraversarne le impervie strade dissestate e sconnesse a bordo di van fatiscenti è un’altra. Quindi, anche se geograficamente Cusco dista solo un centinaio di chilometri dalla montagna Vinicunca, il viaggio durerà 4 ore e mezza. Si, 4 ore e mezza per 100 chilometri, avete capito bene…Bienvenidos en Perù! Chiudiamo gli occhi e cerchiamo di dormire, il buio della notte ci aiuta e riusciamo a prendere sonno poco dopo aver lasciato la città.

Verso le 6 ci fermiamo in un paese ai piedi delle Ande per la prima attività piacevole di questa giornata: el desayuno (la colazione), inclusa, insieme al pranzo, nel prezzo del tour (25 euro). Da bravo boyscout, consapevole della sua importanza per una gita in montagna, mangio tutto quello che trovo nel ricco buffet a nostra disposizione e nascondo una manciata di foglie di coca nello zaino per prevenire la “puna” (mal di montagna), insieme a qualche banana e una barretta di cioccolato. Non ho più spazio nella borsa e penso che potrei utilizzare le occhiaie, tanto non sono poi così diverse, viste le mie condizioni… Ovviamente si fa per dire. Ripartiamo dopo mezz’ora, svoltando in salita in direzione di rilievi e lasciando l’asfalto per lo sterrato. La guida ci avverte che la parte divertente è appena iniziata e ci consiglia di tenerci forte e di allacciare le cinture. E’ una frase da film, sicuramente scenica, ma non troppo rassicurante visto dove ci troviamo. La strada di ghiaia si arrampica tra le montagne verdi delle Ande, oltrepassa piccoli villaggi di allevatori di alpaca, animati solo da qualche moto da cross imbizzarrita e qualche animale selvaggio; infine si evolve zigzagando tra tornanti pericolosi e gallerie strette scavate nella roccia. Il nostro van procede a velocità sostenuta, invadendo più volte la corsia opposta e sorpassando dei camion colmi di patate in curva, senza vedere il traffico proveniente dall’altro lato e rischiando più volte di precipitare nel vuoto degli strapiombi. Ero al corrente del fatto che in Perù guidassero come dei pazzi, ma non pensavo fino a questo punto…

Paese andino, sosta colazione

Alle 7.30, puntuali come un orologio svizzero, o meglio, come ogni bus da queste parti (strano ma vero), arriviamo al parcheggio della Montagna Arcobaleno. A partire da questo punto dovremo farcela a piedi e decidiamo saggiamente di ascoltare attentamente la guida mentre ci fornisce le indicazioni e le informazioni del trekking. Cammineremo per un paio d’ore: la prima ora sarà facile, il sentiero rimarrà pari per tutto il tempo e non incontreremo grosse difficoltà lungo il percorso; la seconda ora, invece, sarà impegnativa, visto che dovremo salire per circa 500 metri per arrivare alla cima della montagna, situata a 5100 metri sul livello del mare (quasi 500 metri in più della vetta del Monte Bianco, tanto per intenderci).  L’intensità della camminata, più che per la sua lunghezza, risiede nella distribuzione del dislivello, racchiuso in una sola e unica salita, nella difficoltà di respiro, di movimento e la sensazione di affaticamento naturale dovuta all’altitudine. Sarà dura, oggi non sarà una semplice passeggiata in montagna. Il clima comunque è ideale: sole, zero nuvole e, considerato che ora siamo a 4600, non fa nemmeno poi così freddo.

La prima parte del trekking, come da programma, è tranquilla e, a parte le cacche dei muli, non presenta grosse insidie da superare, cosa che ci permette di goderci il paesaggio. Il panorama che inizia a delinearsi mano a mano che camminiamo lungo l’unico sentiero della valle è incredibile. I rilievi neri e marroni, finora spogli di qualsiasi forma di vegetazione e ricoperti solo da un manto uniforme di erba gialla, interrotto a tratti dal bianco della neve nelle zone più alte e lontane, iniziano a cambiare forma e colore, creando sfumature rossastre impressionanti. Lungo la via incontriamo diversi abitanti locali e i loro simpatici alpaca, vestiti entrambi con abiti tipici di sfumature sgargianti, in sintonia con la natura che ci circonda, in attesa di turisti disposti a farsi fotografare con loro per una piccola somma di denaro.

Dopo un’ora raggiungiamo la base della montagna, ora si inizia a fare sul serio. Se prima pensavamo che non sarebbe stato facile, ora, guardando la salita infinita che ci aspetta a pochi metri, abbiamo la certezza che non lo sarà. Ci facciamo coraggio e partiamo.

Eccoci…Ce la faremo?

I primi cinquanta metri di dislivello sono impegnativi, ma riusciamo a passarli senza troppe difficoltà, l’altitudine ancora non si fa sentire troppo, siamo a 4650…

4700 mslm : Beh dai, pensavo peggio, alla fine si fa…

4750 mslm: Cosa? Ho fatto solo 50 metri?

4800 mslm: Ma quanto cazzo è lunga questa salita?

4850 mslm: Inizio a fare veramente fatica, ho il cuore in gola…Almeno mi sembra di vedere la fine…

4900 mslm: No, non era la fine… Sono solo a metà, le gambe hanno iniziato a tremare e la testa inizia a dolermi

4950 mslm: Sto veramente male, ogni 2 passi devo fermarmi per prendere fiato. Non so se ce la farò.

5000 mslm: Sono ancora vivo? Potrei svenire da un momento all’altro, sono bianco come un cadavere. O ormai sono già un cadavere?

5050 mslm: Inizio a vedere la fine. Forse è la mia, forse quella della salita…spero la seconda…addio mamma…ti ho voluto bene…

5100 mslm. Ce l’ho fatta. Mi sono isolato dal resto del gruppo e sono sulla cima praticamente da solo, immerso nei miei pensieri che spiccano nel silenzio delle Ande. Sono senza fiato, un po’ a causa dell’altitudine e un po’ a causa del paesaggio. La montagna è incredibile. Le sue dimensioni, le sue sfumature, il Nevado Ausangate (ghiacciaio di 6300 metri) che spicca al suo lato in lontananza, la valle che si apre sotto di essa. Wow. Non ho veramente mai visto una cosa del genere. Senza parole. È molto meglio rispetto a come è ritratta in foto, molto più grande di quanto una la possa immaginare, i suoi colori appaiono talmente accesi che sembra dipinta interamente di vernice dal migliore artista di questo mondo. Questo è veramente un sogno, questa mattina io non mi sono mai svegliato alle 2.45 e non ho mai lasciato il mio letto. Veramente, è troppo impressionante per essere un luogo di questo mondo. Ho i brividi. Mi sento estremamente privilegiato a poter fare un’esperienza del genere a soli 20 anni, devo ringraziare la vita per quello che sto vivendo in questo momento indimenticabile della mia esistenza. Com’era il detto? “Più è impegnativo il cammino, più sarà bella la vista dalla cima.” Ecco. Proprio così.

Arrivano anche Checco e Ballo e ci scattiamo qualche foto insieme, poi decidiamo di separarci nuovamente per intraprendere sentieri diversi. Io seguo l’istinto e mi incammino verso il “mirador” (belvedere) più alto della “Valle Roja” (valle rossa), Checco si ferma prima, in un altro punto più facile da raggiungere, Ballo decide di tornare al parcheggio perché non sta bene.

Il sentiero che porta alla Valle Roja è impegnativo ma estremamente suggestivo, dato che si arrampica trasversalmente lungo una delle sponde gialle e rosse della montagna Vinicunca (arcobaleno). Essendo già acclimatato e facendomi forza col pensiero ripetendomi che, se non sono morto prima posso sopravvivere a qualsiasi cosa, arrivo a destinazione dopo mezz’ora di cammino. Ora sono da solo tra le Ande. Non pensavo che dopo aver visto la montagna arcobaleno potessi sorprendermi un’altra volta nel corso di questa giornata, ma mi sbagliavo. Il Perù è un paese di scoperte. La valle, talmente grande da perdersi oltre la linea dell’orizzonte, è completamente ricoperta da un manto verde, dal quale spuntano maestose colline rosse e azzurre. Il blu del cielo è così intenso che sembra di osservarlo dal finestrino di un aereo e forma un contrasto spettacolare con i colori delle montagne, illuminati dai raggi accecanti del sole. Anche qui rimango senza parole. Ho passato qualche minuto per cercare degli aggettivi sul dizionario che potessero descrivere questo luogo nel modo giusto, ma a quanto pare non esistono. Forse perché questa non è la lingua italiana, questa è la lingua del cuore, della natura, dell’anima. Alle 11 è tempo di tornare verso il van.

Raggiungo il parcheggio prima del previsto, Checco e Ballo ancora non sono arrivati e così cerco di passarmi il tempo conversando in spagnolo con l’autista del van parcheggiato nello stesso punto di stamattina. Parliamo del Perù e dell’Italia, lui mi dice che i problemi più grandi del suo paese sono la corruzione e il narcotraffico, io gli rispondo affermando che più o meno sono gli stessi del mio. Arriva il resto del gruppo e con lui arriva la guida, preoccupata perché mi aveva perso di vista subito dopo essere partiti e non sapeva dove fossi. Ripartiamo in direzione di Cusco, dove arriveremo verso le 16.

Dopo ore di viaggio con un mal di testa insopportabile dovuto al calo di altitudine, arriviamo in città. Riposiamo un paio d’ore in ostello e, dopo la siesta rivitalizzante, usciamo per andare alla presentazione del trekking verso Machu Picchu che inizieremo domani, organizzato interamente da un’agenzia. Qui ci vengono date tutte le informazioni sulla logistica del cammino, conosciamo i nostri futuri compagni di viaggio, le nostre future guide e il piano più dettagliato dei prossimi giorni. Siamo troppo stanchi per renderci conto di cosa ci aspetta veramente e non poniamo troppa attenzione agli avvertimenti sulla difficoltà del trekking, capiamo solo che il secondo giorno sarà il più impegnativo, ma dopo oggi ci sentiamo veramente invincibili e in grado di fare qualsiasi cosa. Ceniamo in un bel ristorante e, verso le 21.00, andiamo a letto. Si, non si può certo dire che qui facciamo le ore piccole…

Domani partiremo per affrontare il Trekking Salkantay, considerato uno dei più suggestivi del mondo. Quattro giorni in totale: tre giorni interi di cammino tra le ande e la giungla peruviana, il quarto dedicato a Machu Picchu, una delle sette meraviglie del mondo. Sarà una figata. Puntiamo la sveglia per le 5.00 e andiamo a letto, soddisfatti e felici per la giornata di oggi, carichi e frementi per le giornate future…

Buonanotte.

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