Cusco, Perù – giorno 12

Cusco, Perù – 14 settembre 2019

No, alla fine non riusciamo a dormire. Provo a fare di tutto, inizio contando le pecorelle in italiano, poi, visto che non funziona, provo con lo spagnolo e con la fauna locale: un lama, dos alpacas, tres vicunas…Niente, anche così non ottengo nessun effetto e mi fermo dopo poco, anche perché non conosco i numeri dopo il dieci in spagnolo. Ballo sta ancora male, Checco non dà segni di vita, forse lui è riuscito ad appisolarsi, ma non saprei dirlo con certezza visto che i suoi occhi sono ricoperti per gran parte dai capelli. Dal finestrino non si intravede nulla per via del buio della notte, ma percepisco che la pioggia continua a cadere ininterrottamente grazie alle gocce che scorrono lentamente lungo i vetri e dal loro suono tamburellante sul tetto del veicolo. Per allontanare l’insonnia provo a cercare una posizione comoda sul seggiolino del bus, sempre meno confortevole e sempre più angusto col passare delle ore, ma invano. Va bene, mi metto l’anima in pace e accetto l’idea che stanotte non dormirò…

Alle 5.30, dopo quasi 10 ore di viaggio e con mezz’ora di anticipo rispetto all’orario previsto, l’assistente di viaggio ci annuncia che siamo giunti a Cusco e ci chiede in che zona della città alloggeremo, in modo tale che possa avvisare un taxi lui stesso. Noi, in realtà, non avendo prenotato ancora nulla questo non lo sappiamo, ma preferiamo non dirglielo. Prendiamo tempo osservando gli altri turisti a bordo e ascoltiamo le loro risposte, convinti di trovare almeno una persona nella nostra stessa situazione tra i 50 passeggeri, ma a quanto pare non è così: tutti hanno già un letto sicuro. Perfetto, molto rassicurante. Scendiamo dal bus e montiamo su un taxi con una ragazza asiatica, in direzione del suo ostello. Arriviamo in poco tempo e decidiamo di scendere insieme a lei per evitare di girare senza una metà per la città, sperando che ci sia una camera libera per noi tre. Dopotutto, vista la pioggia che continua a cadere imperterrita dal cielo e il freddo pungente, non sarebbe la giornata ideale per sperimentare la vita da “Supertramp” (vagabondo). La camera c’è, ma dobbiamo aspettare le 11 per occuparla. Nessun problema, piuttosto che dormire per strada, ci adeguiamo a qualsiasi cosa. Ci facciamo una doccia e riposiamo fino alle 7, quando la luce del sole che penetra dalle finestre della stanza, oltre che a illuminare le nostre occhiaie spaventose, ci fa intendere che il meteo è cambiato. Io e Checco decidiamo di uscire in esplorazione, mentre Ballo, ancora moribondo, rimane in ostello a dormire.

Dopo gli ultimi giorni passati tra Uyuni, La Paz, Copacabana e Puno non ci aspettavamo molto da Cusco, ormai consapevoli che le città sudamericane, seppur caratteristiche, non si possono certo definire belle. Ma, appena mettiamo piede nella strada principale, poco distante dal nostro ostello, capiamo immediatamente che questo posto non ha nulla a che vedere con tutto ciò che abbiamo visitato fino ad ora durante il nostro viaggio. Cuzco è l’ombelico del mondo, il cuore dell’America latina, la storica capitale del ricchissimo e prosperoso impero degli Inca e, seppure sia stata in gran parte distrutta dai conquistadores spagnoli negli anni del colonialismo e poi ricostruita, conserva fieramente il fascino, l’orgoglio e la magia del passato. Camminare per il suo pittoresco centro storico significa perdersi in un labirinto di strade ricoperte da sanpietrini irregolari e pietre smussate, costeggiate da eleganti edifici bianchi e ben conservati, molti abbelliti da sporgenti terrazze di legno azzurro, vetrate elaborate, vasi in ceramica colmi di fiori dai colori accesi e lanterne penzolanti. Sembra un mix tra Cordoba, Granada, Toledo e un tipico paese qualunque del mediterraneo. La piazza principale, Plaza de Armas (ovviamente), è un enorme rettangolo costituito da giardini molto curati e fontane, fiancheggiato completamente da lunghe arcate di pietra grigia, interrotte in due lati diversi dalla sontuosa Cattedrale della città e da un’altra chiesa poco più piccola. Nonostante sia un luogo incentrato al 100% sul turismo, non ha mai perso la sua vera identità.

Cusco ci incanta e ci lascia senza fiato, più la scopriamo, più vorremmo scoprirla. Passeggiamo per qualche ora senza nessuna direzione in particolare, per fortuna orientarsi è facile, e visitiamo un paio di agenzie per capire come organizzare i prossimi giorni qui, visto che siamo ancora senza piani e abbiamo programmato di fermarci più o meno 6 giorni. Ci sono veramente una marea di attività da fare e trovare un tour operator è semplice come trovare un pr a Riccione, perciò non impieghiamo troppo tempo per individuare le attività che ci piacerebbe fare. La prima tra queste è ovviamente Machu Picchu, che probabilmente raggiungeremo a piedi con un trekking organizzato di 4 giorni, poi la Montagna Arcobaleno e infine un’immancabile gita nel “Valle Sagrado”, la misteriosa valle degli Inca. Raccogliamo le informazioni e torniamo in ostello per parlarne con Ballo.

Quando arriviamo ci sembra che si sia ripreso abbastanza e lui stesso ce lo conferma sollevato. Ottimo. Gli presentiamo tutte le nostre idee per i prossimi giorni, con lo stesso entusiasmo di un bambino che recita una poesia di natale davanti alla famiglia, e per fortuna si dimostra d’accordo su tutto. Usciamo nuovamente in città, questa volta tutti insieme, e ci dirigiamo nelle varie agenzie per prenotare le attività della settimana e toglierci questo pensiero una volta per tutte. Molto stanchi e molto più poveri di prima decidiamo di mangiare qualcosa per strada per poi visitare qualche mercatino di artigianato locale. Tra le varie bancarelle realizziamo che l’altro aspetto che rende Cusco una città unica è l’atmosfera che si respira tra le sue strade sconnesse. I colori dei ponchi e dei vestiti locali in lana di alpaca, i profumi dei fiori sulle finestre e della cucina tipica, la musica allegra dei flauti e delle zampogne (strumento locale, tipo quello di Peter Pan) ed i sorrisi stampati sulla faccia dei suoi abitanti amichevoli e spensierati sono tutti elementi che uniti insieme creano un’alchimia indescrivibile. Il Perù è un paese ricco di storia, tradizioni e culture diverse e visitare Cusco è il modo migliore per averne un assaggio completo. Veramente essere qui è un soffio dolce e caldo sul cuore.

Verso le 16 torniamo in ostello stremati, non abbiamo dormito una singola ora questa notte e abbiamo camminato quasi tutto il giorno tra le vie in salita della città (che comunque sorge a 3600 metri, quindi, anche qui come a La Paz, l’altitudine di fa sentire). Beviamo un pisco sour e, dopo aver mangiato una pizza (solo perché è la prima cosa che abbiamo trovato in strada), decidiamo di metterci a letto. Sono le 18.30, è prestissimo, ma stanotte dovremo svegliarci alle 2.45 e ormai facciamo veramente fatica a reggerci in piedi. Domani partiremo per la Montagna Arcobaleno, una delle attrazioni più famose tra i backpackers di tutto il mondo e, ovviamente, non vediamo l’ora…

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