La Paz, Bolivia – Giorno 9

La Paz, Bolivia – 11 settembre 2019

“Bienvenidos a La Paz”. Il messaggio registrato, riprodotto a tutto volume tramite la radio del bus, ci sveglia di soprassalto. Addrizzo il seggiolino e guardo il display nel quale lampeggiano sfocate le ore e i minuti: 5.30 del mattino, siamo arrivati perfettamente puntuali. La pioggia cade dolcemente sul tetto del veicolo, cullandoci con il suo suono rilassante e piacevole nel silenzio della notte; le gocce scorrono lente come lacrime sui vetri esterni dei finestrini, infrangendosi contro il suolo umido del parcheggio sottostante. La notte è trascorsa veloce e senza imprevisti, come avevo immaginato ieri sera nessuno di noi ha avuto difficoltà a coricarsi e abbiamo praticamente dormito tutto il viaggio ininterrottamente. Preferiremmo decisamente passare un altro paio d’ore qui, aspettando l’alba al caldo e al riparo dalla pioggia, sdraiati su queste comode poltrone, ma non abbiamo scelta e scendiamo dal bus.  Riders on the storm, vamonos.

Scarichiamo gli zaini e ci precipitiamo verso il primo taxi parcheggiato fuori dalla stazione, cercando di schivare le gocce di pioggia in stile Matrix. Trovare un veicolo non è difficile, i taxisti sono tutti in attesa di turisti da caricare e ci vengono incontro come i pr di Viale Ceccarini a Riccione in estate. Il tassametro in Bolivia è come il Molise: non esiste; e dobbiamo contrattare la tratta con l’autista noi stessi. Per un prezzo inferiore ad un euro raggiungiamo l’ostello situato in pieno centro e sorvegliato esternamente da una guardia armata. Andiamo bene. Nonostante siamo in anticipo di almeno 5 ore sull’orario del check in, il ragazzo alla reception capisce la nostra situazione e riesce a trovarci una camera libera. Facciamo una doccia calda e ci riposiamo nella stanza vuota mentre attendiamo il sorgere del sole, ammirando dalla finestra le migliaia di case che si arrampicano disordinate in lontananza lungo i rilievi che circondano la città, le cui luci sembrano stelle nel buio del cielo.

Lasciamo l’ostello verso le 8, il meteo è migliorato leggermente: continua a fare freddo, ma almeno ha smesso di piovere. La Paz sorge al centro di una conca scavata tra le montagne delle Ande, a 3640 metri sul livello del mare, ed è famosa per essere la capitale più alta del mondo. Questa sua caratteristica la rende affascinante, ma anche difficile da attraversare: passeggiare tra le sue vie irregolari è un’attività da non sottovalutare. Primo perché, che siate acclimatati o meno, a queste altitudini il fiato è corto per natura; secondo perché le sue salite e le sue discese possono veramente mettere in difficoltà i vostri polpacci. Scalare i suoi dislivelli e passeggiare per il centro non è così diverso da fare un trekking in montagna. Noi l’abbiamo scoperto subito, e non ne siamo rimasti così entusiasti. Il traffico, inoltre, è impressionante e imprevedibile. Nessun segnale, nessun semaforo, niente strisce pedonali: il codice della strada qua non è scritto, ma si decide comunicando a gesti con gli autisti sul momento, sperando di interpretare i loro sguardi nel modo giusto. Le macchine sfrecciano veloci e incontrollabili tra i vari saliscendi delle strade strette, inondandole, coi loro gas di scarico, di un’aria irrespirabile, come se già non lo fosse abbastanza per via dell’altitudine. Muoversi a piedi in questo dedalo infernale non è piacevole, ve lo garantisco. E poi, tutto sommato, a parte la “Calle Jaen” (unica traccia del passato coloniale della città), la piazza principale e il mercato delle streghe (mercato di oggetti di artigianato locale e qualche medicina miracolosa per ogni malattia), qui non c’è nulla da vedere. Nulla. Potrei sicuramente definirla come la città più brutta che abbia mai visto, forse un po’ per la stanchezza, forse per il meteo che non aiuta sicuramente ad apprezzare quel poco che c’è da visitare. (sono metereopatico)

 Per fortuna per scappare dal traffico della strada esiste “El teleferico” (la funivia), la versione locale della metropolitana, ovvero l’unica vera attrazione di La Paz (a nostro parere). È composta da diverse linee, contraddistinte dai rispettivi colori, che si snodano alte nel cielo della capitale, sorvolandone le zone centrali e connettendole alla periferia arroccata sui rilievi. Dopo aver camminato per buona parte della mattinata, stremati e un po’ scazzati, decidiamo di provarla e rilassarci all’interno di una delle sue cabine penzolanti, senza nessuna meta particolare. Saliamo sulla linea gialla, poi ci spostiamo sulla blu, sulla grigia e infine sulla rossa, passando praticamente il resto della mattina e del primo pomeriggio osservando la città dall’alto, volando oltre la distesa infinta di tetti in lamiera, case dissestate, edifici fatiscenti e vicoli sporchi. La povertà assoluta che regna sulla città da qui appare più evidente che mai. Purtroppo il cielo rimane coperto tutto il tempo e non abbiamo modo di goderci il panorama sulle vette delle Ande, completamente nascoste dal grigio delle nuvole. Verso le 14 decidiamo di cercare un posto in cui mangiare.

Pranziamo in un bel ristorante nel centro di La Paz, chiamato “Popular cocina boliviana”, un luogo frequentato prevalentemente da turisti e suggeritomi da una mia amica che ha vissuto in città prima di trasferirsi a Bologna per studiare. Il locale, arredato con mobili di antiquariato e moderni quadri, è molto bello e molto curato, tra il fighetto e il radical chic. Location? Diiiesci. Speriamo che anche la cucina non sia da meno. La cameriera, sorridente e molto cordiale, ci presenta i piatti del menu del giorno, sia in spagnolo, sia in inglese. Noi non capiamo nulla, né in spagnolo né in inglese, e ci affidiamo ai suoi consigli lasciando fare a lei, ordinando un po’ di tutto, tanto per non sbagliare. Servizio? Diiiesci. Di fame si muore, è vero, ma di sete si muore prima…Ordinare il bere in spagnolo è stata la prima cosa che abbiamo imparato, quindi per ora siamo certi solo sulle “dos cervezas y un vaso de vino” (due birre e un calice di vino), il resto…Boh, chi lo sa. Tutto quello che ci viene servito, dall’antipasto al dolce, è pazzesco. I piatti, rivisitazioni in chiave moderna di classici della cucina boliviana, sono presentati egregiamente in perfetto stile Gourmet e il loro sapore ci lascia senza parole, è davvero una cucina di alto livello. Il nostro palato, dopo giorni di sole zuppe di quinoa, pasta scotta e carne dura, ringrazia felice. Menù? Diiiiesci. In un ristorante come questo in Italia, considerato il menù completo e le birre, sicuramente non si spenderebbero meno di 40 euro a persona. Ma ehi, qui siamo in Bolivia. Quindi, ristoratori, quanto abbiamo speso? La bellezza di 9 euro. Esatto, 9 euro per un antipasto, un primo, un secondo, un dolce e mezzo litro di birra artigianale. Conto? Diiiesci. Altro che la teleferica, l’attrazione più bella di La Paz è questa, siamo tutti d’accordo (grazie ancora Ariana per questo consiglio).

Torniamo in ostello verso le 17 dopo un giro per il centro, ci riposiamo un po’ sulle amache e facciamo qualche telefonata ai nostri genitori, per rassicurarli che stiamo bene. Prima di cenare, decidiamo di fare un riassunto definitivo di La Paz e della giornata appena trascorsa. Alla fine, nonostante i dubbi e i pregiudizi che avevamo nei suoi confronti prima di arrivare, non ci è sembrata una città pericolosa, non più delle altre qui in Sud America. Certo, è una metropoli, è il centro principale di uno degli stati più disagiati del mondo, è caotica, sporca, brutta ed è estremamente povera; ma non ci siamo mai trovati ad affrontare situazioni spiacevoli. Quindi, per evitare di rovinare questo suo aspetto positivo, decidiamo di non uscire la sera e rimanere a cenare in ostello, dove abbiamo il ristorante a nostra disposizione. Mangiamo un hamburger, scarso e costoso (paradossalmente paghiamo più qui che per il pranzo) e beviamo qualche birra di troppo. Affrontiamo qui la prima vera discussione del nostro viaggio, un po’ per la stanchezza e un po’ per l’alcool in eccesso, a causa di un contrasto sull’organizzazione dell’itinerario dei prossimi giorni. Comunque risolviamo tutto pacificamente e decidiamo di andare a letto.

Domani lasceremo La Paz e partiremo per il Lago Titicaca e la Isla del Sol, poi chissà…Lo scopriremo solo vivendo. Buonanotte.

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