San Pedro de Atacama, giorno 4

San Pedro de Atacama / Valle della luna – 6 settembre 2019

Per la prima volta da quando siamo partiti per il Cile abbiamo la possibilità di alzarci dal letto senza nessuna fretta, ovviamente non perdiamo questa occasione e dormiamo fino a tardi. Passiamo una mattinata molto stressante, si fa per dire, rilassandoci sulle amache dell’ostello e giocando a ping pong, uscendo in paese giusto per comprare l’essenziale per sopravvivere (birra). Ah, il dolce far niente, nel deserto ha tutto un altro sapore… Dopo giorni impegnativi, tra voli interminabili, salite in bicicletta, turbolenze, vuoti d’aria, jet lag e sveglie all’alba, un po’ di sano polleggio (relax) è proprio quello che ci vuole (anche perché sappiamo che momenti come questi saranno rari nel corso di questo mese di viaggio). La vita da backpacker è dura e faticosa, ma qualcuno deve pur farla.

Dopo esserci goduti la nostra meritata siesta una forza maggiore incontrollabile, la fame, ci spinge a lasciare l’ostello in cerca di un ristorante dove mangiare qualcosa. D’altronde, dopo tutti gli sforzi compiuti stamattina e l’intensa attività fisica, dobbiamo recuperare le energie perse. Nella piazza del paese, mentre passeggiamo in direzione della via principale, prendiamo involontariamente parte ad una partita amichevole di calcio tra bambini locali. È subito italia contro Cile, tre (noi) contro dieci (loro). Scopriamo presto che la parola ‘amichevole’ non ha nulla a vedere con il match nel quale ci siamo imbattuti (in Sudamerica non esistono partite amichevoli, specialmente tra bambini cresciuti in povertà nel deserto cileno. Questi hanno il calcio nel sangue, LO CAPISCI O NO?). Riferimenti a Lele Adani a parte, lo capiamo eccome. La ‘Garra’ (grinta) latina è troppo per noi e decidiamo saggiamente di abbandonare la partita e portare le nostre gambe in salvo lontano da questi piccoli Medel. Ci allontaniamo dal campo improvvisato tra i fischi e gli sfottò dei bambini cileni, vittoria a tavolino per loro.

Con le tibie e i peroni ancora integri raggiungiamo uno dei tanti ristoranti che circondano le vie del paese. Sono talmente uguali tra di loro che è quasi impossibile distinguerli, un po’ come le canzoni dei Greta Van Fleet.; stessi edifici bianchi e spogli, stessi menu, stessi piatti offerti e agli stessi prezzi (per lo più empanadas e panini cileni), nomi diversi ma con gli stessi riferimenti al deserto e alle Ande (‘estrella del desierto’, ‘restaurante andino’, ‘Cruz Andina’ etc). Si dice che la concorrenza perfetta non esiste, questo perché nessun economista è mai stato a San Pedro de Atacama. Prendiamo come parametro di qualità il numero di clienti ed entriamo in quello che ci sembra più trafficato.  Mangiamo le solite cose (in Cile si mangia bene, si, ma la sua cucina non si può certo definire varia, per lo meno non del deserto), però mangiamo bene. Siamo soddisfatti della nostra scelta. Comprata l’acqua per il pomeriggio e preparati gli zainetti ci dirigiamo in agenzia, da dove partirà la nostra prima escursione verso il deserto, più precisamente nella Valle della Luna. Essendo distante solo pochi chilometri da San Pedro molti viaggiatori decidono di visitarla in autonomia, percorrendone le lunghe strade polverose e impervie in mountain bike. Noi di biciclette ne abbiamo avuto abbastanza a Santiago (se ve lo siete persi cliccate qui), ancora ci fanno male le gambe, quindi la raggiungeremo più comodamente con un veicolo e un motore sotto al sedere.

Lasciamo il paese verso le 15 a bordo di un van carico di turisti e le loro rispettive macchine fotografiche. La strada che ci porta all’interno della Valle della Luna è così interessante che rischiamo di addormentarci e non merita di essere descritta. La guida inizia a introdurre, in inglese e spagnolo, la storia e l’origine della Valle e del deserto di Atacama, noi l’ascoltiamo con la stessa attenzione con la quale ascolto la messa di mezzanotte di natale, dopo un litro di vino e mezzo chilo di mascarpone. Ora stiamo davvero per addormentarci. Terminata la lezione di storia arriviamo all’ingresso del parco e della zona protetta. Nasce qui una diatriba confusa con la guida (già palesemente infastidita dal nostro comportamento menefreghista in mezzo a un gruppo di turisti attenti alle sue spiegazioni) per dei soldi mancanti e la suddivisone del resto dei biglietti d’ingresso. Non riusciamo a comunicare come vorremmo, falliamo nel far valere le nostre ragioni e cosi la colpa di questo casino ricade su di noi (pur non avendo commesso nulla). “Sempre colpa degli italiani”, commenta scherzosamente la guida, bacchettandoci come una maestra di scuola. No, questo proprio non dovevi dirlo. Questo tour è iniziato nel peggiore dei modi.

Questi miei pensieri sono scacciati dal paesaggio che si materializza davanti ai nostri occhi mano a mano che ci addentriamo nel parco. La distesa piatta e monotona di sabbia e polvere grigia che costituisce il deserto si converte improvvisamente in una valle formata da canyon di maestose rocce rosse e arancioni, ricoperte parzialmente da striature bianche formate dal sale depositatosi negli anni. Anche il terreno sul quale camminiamo presenta le stesse caratteristiche e sembra davvero di stare su un altro pianeta. Si chiama Valle della Luna e per un motivo che ora ci appare più evidente che mai: questa non è la Terra, almeno per come ce la immaginiamo noi. All’orizzonte si intravedono, tra gli spiragli delle rocce e dei rilievi di questa valle, i vulcani dalle vette parzialmente innevate. Questo contrasto di colori e di sfumature delinea un paesaggio surreale, di dimensioni incredibili, unico al mondo per le sue caratteristiche morfologiche e geologiche. Camminando incantato dalla bellezza di questo posto esco, senza accorgermene, dal sentiero percorribile, delimitato da semplici mattoni. Ragazzi, non l’avessi mai fatto. Come se avessi infranto chissà quale regola, la guida percepisce da lontano il mio sgarro involontario, plana su di me come un Condor affamato plana sulla sua preda e mi riprende urlando qualcosa che non capisco, ma che non suona molto amichevole. Se non mi stavi simpatica prima, ora proprio hai toccato il fondo. Infastiditi per i modi bruschi della guida e in cerca di un po’ di solitudine, camminiamo separati dal resto del gruppo fino alla cima dell’unica grande duna sabbiosa della valle, dalla quale si gode di una vista spettacolare su tutto il parco. Davanti a noi, la strada principale serpeggia in salita oltre a una gigantesca parete di roccia rossa, snodandosi sulla superfice rossastra e biancastra della valle, oltrepassandone i rilievi che la circondano; dietro di noi il deserto di Atacama si espande ben oltre l’orizzonte nella sua forma monotona e inospitale che ben conosciamo. Un paio di selfie e qualche foto al paesaggio ed è già tempo di scendere. Arriviamo in ritardo al van parcheggiato e già ci immaginiamo un rimprovero da parte della guida, che però a nostra sorpresa rimane zitta. Per fortuna, questa volta avrei fatto molta fatica a trattenermi.

Le ore passano e il tramonto si avvicina, come da programma abbandoniamo la valle per tornare verso San Pedro. Prima di giungere nuovamente in paese ci fermiamo nel punto panoramico lungo la strada per ammirare il sole calare in grande stile. La vista dalla terrazza naturale sulla quale ci troviamo ora è davvero impressionante. Il rosso delle rocce e dei rilievi che emergono dalla sabbia è reso ancora più saturo dal giallo del cielo, dove le nuvole rosate sorgono uniformi a nascondere il sole che si sta depositando all’orizzonte. A spezzare questo manto di nubi sono i vulcani della cordigliera andina che sorgono oltre a San Pedro, dipinti di rosso fuoco dall’unico strato di luce che filtra dall’alto della volta celeste, mettendone in risalto le vette maestose e la loro perfetta forma conica. A completare questo quadro surrealista è la luce brillante delle distese di sale che ricoprono i vari canyon del parco, creando venature bianche tra i rilievi della valle. È magnifico e abbiamo i brividi di fronte a questo spettacolo naturale. (tuttora rimane uno dei tramonti più incredibili che abbia mai visto).

Passiamo i minuti a contemplare il tramonto in silenzio e dopo mezz’ora ripartiamo per il paese, dove arriviamo per ora di cena. Salutiamo la guida sperando di non doverla incontrare il giorno successivo per il nostro tour verso l’Argentina e torniamo in ostello. La serata scorre più o meno come quella di ieri e come piace a noi: birre, balotte e polleggio (birra, chiacchiere e relax) e il nostro quarto giorno di viaggio volge presto al termine. Oggi abbiamo avuto un primo assaggio delle meraviglie del deserto, domani partiremo per un tour di 400 chilometri per esplorarne i segreti più nascosti e remoti. Non sappiamo bene cosa aspettarci, ma siamo carichi come delle molle. Hasta la vista chicos.

4 pensieri riguardo “San Pedro de Atacama, giorno 4

    1. il Cile mi ha sorpreso molto, non mi aspettavo tanta meraviglia. La Bolivia è incredibile, il Salar de Uyuni è un sogno, così come le lagune andine…veramente consigliata! (ah si, è anche estremamente economica e la birra artigianale locale è pazzesca) 😉

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