Santiago de Chile, ¡estamos aquí!

Parigi – Santiago de Chile, 3 Settembre 2019

E’ mezzanotte e mezza, dopo uno scalo di 4 ore a Parigi finalmente siamo in volo verso il Cile, ci aspettano 14 ore di volo intense e impegnative e saremo a Santiago verso le 8 di mattina. La nostra decisione di viaggiare di notte per dormire durante il lungo tragitto si rivela subito un’illusione, visto che nessuno di noi riesce effettivamente ad appisolarsi. Tra un avvitamento sul posto e l’altro, mentre cerchiamo di prendere sonno nello spazio di 50 centimetri a nostra disposizione, passiamo le ore a fissare in dormiveglia la posizione dell’aereo sul monitor di fronte a noi. La notte sembra infinita, il buio fuori dal finestrino ormai persiste da diverse ore, il sole ormai sembra si sia dimenticato di sorgere. Finalmente inizia ad albeggiare e siamo a nord del Brasile, pensiamo sollevati di essere ormai arrivati, ma in realtà siamo a 6 ore da Santiago. Realizziamo solo ora le dimensioni del continente sudamericano. Passiamo in Argentina e sorvoliamo le Ande, il confine naturale che la separa dal Cile. Iniziamo l’atterraggio, dopo 20 ore di viaggio, di cui forse 4 dormite interamente, eccoci a Santiago. 8.30 ora locale, 13.30 ora italiana. Siamo praticamente in after e le nostre facce sembrano reduci da una notte al Cocoricò piuttosto che da un volo internazionale.

Scendiamo dall’aereo con la stessa agilità di quando scendo dal divano la domenica mattina dopo una serata memorabile (per gli altri) e dopo aver ritirato i nostri zaini e svolto tutte le formalità burocratiche ci mettiamo in fila per accedere alla dogana, ultimo passaggio prima di uscire dall’aeroporto di Santiago. La passiamo con la stessa nonchalance di un narcotrafficante ripreso ad ‘Airport security’, in fondo non abbiamo nulla da dichiarare se non forse qualche occhiaia fuori dal comune, per le quali nessuno ci chiede spiegazioni. “Bienvenidos en Santiago, bienvenidos en Chile”, ci dice l’agente. Eccoci, anche se sembriamo appena usciti dal cast di ‘The walking dead’ finalmente siamo in Sud America.

Il mio spagnolo improvvisato, imparato in qualche modo guardando Narcos e ascoltando le canzoni di Shakira, dopo 20 ore di viaggio è addirittura peggio del previsto ma è sufficiente per accordarmi con un taxista. Da subito abbiamo un assaggio del traffico della capitale e di quanto siano amichevoli i cileni alla guida, dopo un’oretta e svariati “Concha tu madre” (non credo abbia bisogno di traduzioni) intervallati da innumerevoli clacson e altri insulti incomprensibili raggiungiamo l’ostello, situato in pieno centro.

Verso le 11 incontriamo un mio amico cileno che vive e lavora a Santiago, Andrés, e dopo averlo presentato al resto del gruppo pensiamo immediatamente alle cose importanti: il cibo (dopotutto il nostro ultimo pasto risale a quello consumato in aereo la notte precedente, e dubito si possa definire tale). A questo proposito ci affidiamo a lui e ci dirigiamo verso la ‘Fuente Alemana’, ristorante molto alla mano famoso tra i locali per i suoi popolarissimi panini alla cilena. Scopriamo presto che un panino alla cilena altro non è che un sandwich alto più o meno una spanna, imbottito di Palta (aka Avocado), pomodoro e carne. Non avremmo potuto chiedere di meglio, siamo tutti d’accordo sul fatto che in Cile, nei prossimi giorni, non moriremo certo di fame. Divoriamo il nostro Lomito Completo (questo il nome del misterioso panino alla cilena/bomba ipercalorica/felicità fatta a sandwich) e terminiamo la nostra Cerveza Austral (birra artigianale prodotta in Patagonia, a mio parere da inserire tra le eccellenze cilene insieme al vino. E se in Cile non si muore di fame, cari miei, non si muore nemmeno di sete). Dopo esserci dati appuntamento con Andrés per il giorno seguente ci incamminiamo in direzione del Centro Storico, un po’ per visitare la città e goderci questa giornata di sole primaverile, un po’ per smaltire il pranzo e il jet lag. Mano a mano che ci dirigiamo verso Plaza de Armas, la piazza situata nel cuore del centro storico di Santiago, le strade si fanno sempre più larghe, le case si trasformano in palazzi e poi da palazzi in grattacieli e il traffico diventa sempre più fitto e fastidioso. Pur chiamandosi “Centro Historico” la parte più antica della città non offre molti monumenti da visitare, questo perché il Cile è uno dei paesi col più alto numero di terremoti registrati nella storia (molti anche di grossa intensità) e, purtroppo, non è rimasto nessun edificio risalente all’Epoca coloniale o quantomeno abbastanza antico da poterlo definire storico. In pratica a Santiago vengono avvertite scosse più o meno quotidianamente, anche più volte al giorno. Se l’impronta spagnola non è visibile osservando gli edifici, ormai moderni palazzi costruiti secondo rigide norme antisismiche (più o meno come in Italia), si può notare osservando la pianta della città: le vie si sviluppano a scacchiera partendo dalla piazza principale, di forma rettangolare (Plaza de Armas), creando così le “Cuadras” (isolati, blocchi) e rendendo facile l’orientamento. E per fortuna, viste le nostre condizioni che non ci permettono sicuramente di improvvisarci degli esperti di orienteering. Terminiamo il nostro giro turistico presso il palazzo del governo dopo una tappa da caffè Pascucci (si, proprio quello che c’è anche sul porto di Riccione) e rientriamo in ostello prima di sera. Ceniamo in un ristorante suggeritoci da Andrés ma, questa volta, la sua assenza si fa sentire parecchio nel momento dell’ordinazione. Dopo aver passato diversi minuti osservando disorientati il menu e senza capire un singolo ingrediente dei piatti offerti, decidiamo di affidarci al caso, optando per ciò che dal nome ci suona più appetitoso. A parte Ballo, siamo fortunati e mangiamo benissimo (anche se tuttora non saprei dirvi cosa ho ordinato quella sera). Terminiamo la cena con un terremoto, drink tipico cileno ottenuto dalla miscelazione di vino di pessima qualità (roba che a confronto il Tavernello è Dom Perignon) Fernet e gelato alla panna: un vero mappazzone, il sapore più o meno è quello di un medicinale scaduto. Bocciato. Pagato il conto, salato, torniamo in ostello e passiamo la notte senza problemi.

9 pensieri riguardo “Santiago de Chile, ¡estamos aquí!

    1. Grazie mille! Mi fa davvero piacere che sia riuscito a trasmetterti qualcosa della mia esperienza. Se vuoi continuare da approfondire di più potresti dare una letta alle altre pagine di diario del mio viaggio in America latina 🙂

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